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Calcinelli - Saltara (Pesaro Urbino) Italia |
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Churchill a Montemaggiore In questa pagina si parla di uno degli eventi storici più importanti, avvenuti in Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale e precisamente il lancio dell'offensiva alla "Linea Gotica" dalle truppe alleate contro i tedeschi. Il 25 agosto 1944 Churchill (Primo Ministro inglese) insieme ai generali Alexander (capo di S.M.) e Leese, arrivano a Montemaggiore (in segreto) e si recano dietro le mura per osservare, da uno stupendo punto di osservazione, lo schieramento delle artiglierie in battaglia. Si sedettero sopra una panca e si trattennero, ragionando e facendo fotografie, per circa dieci minuti. Erano i preparativi per la grande offensiva che si sarebbe scatenata nella notte tra il 25 e il 26 agosto. Qui di seguito sono riportate alcune di quelle fotografie, provenienti dall'Archivio Storico di Londra (per gentile concessione dell'A.N.P.I. di Pesaro), alcuni stralci del "Diario di W. Churchill" e del diario dell'allora parroco di Montemaggiore Don F. Minardi. Questo ed altro materiale è in possesso della Prof.ssa Marchetti Marta, la quale, oltre ad avercelo gentilmente fornito, ha fatto anche da consulente nella realizzazione di queste pagine.
Qui di seguito sono pubblicati alcuni stralci del diario di Winston Churchill che si riferiscono a questo avvenimento. 25 agosto 1944 Nella mattinata e nel pomeriggio di oggi ho iniziato una battaglia molto importante che giungerà all'acme domani. Questa è la ragione della mia presenza qui per un paio di giorni. Alexander ed io partimmo assieme verso le nove, il suo aiutante di campo e Tommy seguirono con una seconda automobile. Eravamo così una piccola comitiva... Dapprima ci arrampicammo con l'automobile su per una altura rocciosa, in vetta alla quale era appollaiato un villaggio con la sua chiesa. Gli abitanti, uomini e donne, uscirono per salutarci dalle cantine in cui si erano appena rifugiati: risultò subito evidente che la località era stata appena bombardata. L'unica strada era ingombra di macerie e di rovine. "Quando è finito?" chiese Alexander alla piccola folla che si era adunata intorno a noi, sorridendo un po' amaro. "Circa un quarto d'ora fa" ci venne risposto. Dai parapetti secolari si godeva una vista davvero magnifica: si poteva abbracciare l'intero fronte dell'offensiva dell'Ottava Armata. Ma tranne le nuvole di fumo dei proiettili che scoppiavano in maniera disordinata a sette od otto chilometri di distanza, non c'era nulla da vedere. Poco dopo Alexander osservò che avremmo fatto bene a non fermarci più a lungo, perché il nemico avrebbe potuto ricominciare. Ci spostammo con l'automobile di alcuni chilometri verso occidente e pranzammo all'aria aperta sull'ampio declivio di una collina che offriva un panorama non meno bello dell'altura precedente, ma non altrettanto pericolosa. A questo punto arrivò la notizia che le truppe si erano spinte due o tre chilometri oltre il Metauro. La disfatta di Asdrubale sulle sue rive aveva segnato il destino di Cartagine; così io proposi che andassimo anche noi al di là del fiume. Risalimmo pertanto in automobile e dopo circa mezz'ora ci trovammo oltre il Metauro, in un punto in cui la strada correva tra macchie verdeggianti di ulivi, sforacchiate qua e là dai luminosi raggi del sole... Ci spingemmo attraverso quelle radure sino a quando il crepitio dei fucili e delle mitragliatrici non indicò che ci avvicinavamo alla linea del fronte... Alexander e il suo aiutante si spinsero avanti in ricognizione sino ad un edificio di pietra grigia occupato dalle nostre truppe, donde, a quel punto ci veniva riferito, si godeva una magnifica vista a distanza ravvicinata... Dopo alcuni minuti l'aiutante di campo tornò nell'edificio di pietra che era in realtà un vecchio castello, sovrastante un poggio da fianchi piuttosto scoscesi: di là certo si poteva vedere tutto quello che era possibile vedere. I tedeschi stavano sparando con fucili e mitragliatrici da fitti cespugli sull'altro lato della valle, a circa 500 metri di distanza. Il nostro fronte correva sotto do noi: il fuoco era disordinato ed intermittente, ma quello fu il punto più vicino al nemico in cui mi accadde di arrivare durante la seconda guerra mondiale e la volta in cui ebbi occasione di udire più spari. Dopo circa mezz'ora ce ne tornammo alle nostre automobili e rifacemmo la strada che portava al fiume, seguendo con molta attenzione le orme delle nostre ruote o di quelle di altri veicoli. Al fiume incontrammo le colonne di fanteria di rincalzo che si affrettavano verso la nuova prima linea... L'Ottava Armata era avanzata dalle prime ore del mattino di circa sette od otto chilometri su un fronte largo dia 15 ai 30 senza che le perdite fossero per nulla gravi. Era un inizio incoraggiante....
Dalle memorie di guerra dell'allora parroco di Montemaggiore Don F. Minardi. Ritirata Dopo qualche tempo che l'armata tedesca cominciò a retrocedere dalle posizioni di Cassino per la pressione delle forze alleate, ci fu in questa zona gran passaggio di mezzi e di soldati in ritirata. A un certo punto la ritirata si cambiò in riflusso di mezzi e di uomini verso le posizioni abbandonate. Ma fu per poco tempo. Poi l'indietreggiamento riprese il suo corso regolare. Transitarono per di qui soldati tedeschi da verso la fine di giugno fino alla notte del 21 agosto 1944. Durante la notte truppe di combattimento oltrepassarono il fiume e si piazzarono sulla sponda sinistra e sulle adiacenti colline. Rimase qui solo la retroguardia tedesca, che partì la mattina del 22 agosto, poco prima che giungesse l'avanguardia polacca.
Arrivo Finalmente la mattina del 22 agosto verso le ore 9.30 entrarono in questo paese soldati polacchi di avanguardia, seguiti dai carri armati. Perlustrarono il paese e i dintorni in cerca di tedeschi. Ferirono due soldati della retroguardia tedesca, uno dei quali fu fatto prigioniero. I polacchi si mostrarono molto gentili e generosi. distribuirono dolci, pane bianchissimo, sigarette. uno di essi prestava servizio di pronto soccorso per i feriti. poi affluirono in gran numero truppe alleate coi loro mezzi di combattimento, che occuparono una vasta zona in pianura e in collina.
Combattimenti Le opposte forze erano divise dal fiume Metauro. sul mezzogiorno del 22 agosto ci fu il primo violento attacco delle artiglierie tedesche contro questo paese e tutto il fronte alleato. I cannoneggiamenti si susseguirono da ambo le parti, di giorno e di notte, con grande violenza, sino al 26 agosto con gravi danni e vittime. Prime vittime dei cannoneggiamenti tedeschi furono Occhialini Silvio di anni 34 e il suo figliuoletto Gianmarco di anni tre, i quali perirono Per un proiettile penetrato dalla finestra ed esploso dentro casa, mentre la mogli Carloncini Gianna e l'altro figliuolo Piergiorgio rimanevano gravemente feriti, la tremenda e inaspettata sciagura destò in tutti viva commozione. Fu il caso più pietoso di questa parrocchia. Nelle ore pomeridiane del 23 agosto, colpito da scheggia di granata tedesca sulla porta di casa, cadeva a terra e poco dopo moriva Finauri Nino di anni 19. Al mattino alzandosi mise gli abiti da festa e celiando disse ai suoi:"se oggi muoio, non avete bisogno di vestirmi!" E' proprio vero che il cuore spesso indovina! La mattina del 14 agosto buona parte della popolazione del paese, terrorizzata dai furiosi cannoneggiamenti tedeschi, scappò via, nelle lontane retrovie, rifugiandosi per alcuni giorni a Monteporzio, al Poggio, a Orciano, a S.Lorenzo, a Corinaldo e in altri luoghi. verso le ore 10 del 24 agosto, Paolo Londei di anni 44, affacciandosi alla finestra veniva investito da scheggia di granata e restava gelato. L'ultima spaventosa battaglia tra le opposte artiglierie avvenne la notte tra il 25 e il 26 agosto, che costrinse le truppe tedesche a retrocedere di parecchi chilometri, verso le colline del Pesarese. nella mattinata del 26 agosto finiva i suoi giorni Pasquina Minardi in Montesi, di anni 41, colpita anch'essa da scheggia di granata. le sera di detto giorno ci fu ancora una sparatoria breve ma forte, da parte dei tedeschi, che fece parecchi danni; dopo di che questa zona non fu più colpita da tiro nemico. Fu una vera notte infernale, quella tra il 25 e il 26 agosto, sopra menzionata. Migliaia di cannoni gettavano fuoco, nutrito e continuo, con un fragore immenso, iniziatosi alle ore 24 e protrattosi sino al far del giorno. Nell'oscurità della notte era tutto un bagliore accecante; sembrava divampasse un grande incendio. Fu una notte di profondo terrore per queste popolazioni, nascoste nei rifugi e nelle grotte Sul far del mattino, truppe alleate con carri armati avanzarono in gran numero, scesero in pianura, oltrepassarono il fiume, si piazzarono sulla sponda sinistra, sulle alture di Saltara e delle circostanti colline. Per una settimana fu un passaggio, fitto e ininterrotto, di camions, cannoni, di automobili, di sidecar, di motociclette, di mezzi bellici di ogni specie, con soldati di diverse razze e nazionalità, inglesi, canadesi, australiani, negri, da diversa divisa, da diverso aspetto e comportamento. Nella strada battuta da tanti veicoli si era formata un'ingente quantità di polvere, a mucchi, a banchine, alta come non mai vista. Sui tetti della case, nei campi, sulle piante era tutto un biancore caratteristico per la gran polvere che saliva dalla strada. Non si respirava aria pura, neppure dentro casa a finestre chiuse. Prima il tormento del fronte, poi quello dell'atmosfera, guasta e insopportabile. Ma non ogni male viene per nuocere: in mancanza di calce idraulica, la polvere calcarea della strada, mescolata con tufo, servì per fare le riparazioni più urgenti e più necessarie alle case danneggiate dai bombardamenti.
Ospiti illustri Nella giornata di venerdì 25 agosto giunsero qui in incognito, con macchine di gran lusso, distinte personalità, tra cui furono identificate Churchill, primo ministro inglese, ed Alexander capo di S.T. seguite dalla polizia segreta. Nel borgo fu subito inscenata una dimostrazione di simpatia e di onore all'indirizzo del Primo Ministro Inglese e degli altri personaggi, ma questi fecero segno di non gradire manifestazioni di sorta. A piedi si diressero verso il Castello e si fermarono sulla piazzetta, che è un magnifico balcone, onde si domina tutta la sottostante pianura e da cui si gode uno splendido panorama; poi si recarono in fondo alla via principale del castello, che è un altro punto che pure offre una vasta e incantevole visuale. Quivi gli eminenti personaggi, osservando lo schieramento delle artiglierie in battaglia, si sedettero sopra una rustica panca, offerta da alcuni popolani lì presenti, i quali pur ravvisando distinte personalità, non conobbero chi fossero. Si trattennero ragionando e facendo fotografie per una decina di minuti, poi ripartirono. Furono i prodromi della grande offensiva che si scatenò la notte tra il 25 e il 26 agosto e che determinò la fuga dei tedeschi.
Governatore Sabato 26 agosto giunse qui un Ufficiale Canadese, accompagnato da un interprete e da altri ufficiali, con la carica di Governatore di questo Comune. Dopo di aver preso conoscenza della situazione locale attraverso gli uomini pù autorevoli del posto, nominò il Sindaco nella persona del Signor Dott. Oddo Guerrieri. Provvide ai bisogni più urgenti della popolazione civile facendo venire Q. 155 di farina, Q. 41 tra petrolio e benzina per la trebbiatura del grano e una certa quantità di generi diversi. Si trattenne qui una diecina di giorn, disimpegnando il suo ufficio con generale soddisfazione.
Furti - Rapine - Violenze morali Anche i soldati delle Forze Alleate, specialmente Canadesi, perpetrarono furti e rapine su larga scala a danno della popolazione civile, mostrandosi non meno rapaces et fure quam Alemanni. In alcune case fecero peggio dei Tedeschi, per cui è il caso di ripetere l'antico detto: quod non fecerunt barbari, fecerunt barberini. Tentarono anche di violentare donne, ma, generalmente trovarono resistenza e dignità.
Testimonianza diretta di un'anziana signora Scarpetti Maria, che il 29/ O9/ 2000 ha compiuto IOO anni, durante gli avvenimenti suddetti ha ospitato in casa W.Churchill. Ella, con mente lucida e viva, ricorda:<< La nostra casa era posta su una collina chiamata Monte Pulito e da li' si dominava tutta la valle del Metauro. Nell'estate I944 si erano sistemati dei soldati tedeschi con una cucina che preparava il rancio per altri loro compagni sparsi nei dintorni. Nel mese di agosto, sempre dello stesso anno, venne anche Churchill. Prima di Churchill arrivarono in casa mia dei generali in compagnia di altri personaggi: ricordo che il generale Alexander, un uomo molto alto, si era seduto sulla tavola e cominciò a distribuire sigarette a mio padre e a degli sfollati. Churchill non entrò in casa, ma la rasentò per andare un può più in giù, sotto una quercia, dove si poteva osservare, con il binocolo ,la vallata del Metauro e le colline che stavano tra il fiume e la Linea Gotica.Un soldato che era entrato in casa , si chiamava Raimondo, dopo avermi dato della farina, volle che gli preparassi i maccheroni. In verità volevano le tagliatelle che noi, nelle Marche, chiamiano maccheroni lunghi. Dopo aver fatto la pasta l'ho cotta e loro hanno mangiato alla mia tavola. Un altro ufficiale si chiamava Alessandro e parlò a lungo con mio marito che conosceva la lingua inglese per essere stato in America. Churchill, invece, mangiò sotto due grandi mori( gelsi), dopo di che si fece servire il tè e osservò la vallata col binocolo. Successivamente, per una carraia, tornò sù passando sempre rasente alla nostra casa e con un gruppo di ufficiali andò nel centro di Montemaggiore. La notte successiva alla visita di Churchill le centinaia di cannoni che gli eserciti alleati avevano piazzato , anche a poca distanza da casa nostra, incominciarono a sparare a fuoco continuo, per ore e ore, tanto che il cielo era diventato rosso fuoco. Il giorno dopo quando siamo andati a vedere sul posto, c'erano montagne di bossoli di granate sparate, altre ancora intatte; tre cannoni erano scoppiati avevano le loro canne che si erano aperte nella bocca, ripiegate come le bucce delle banane. Inoltre c'erano tante sigarette, borracce e gavette, nonchè le tombe di quattro morti, forse colpiti dallo scoppio dei cannoni. Dopo breve tempo cominciarono a transitare interminabili colonne di carri armati, autoblindo, camion che trainavano cannoni e tanti altri veicoli i quali sollevavano dei polveroni che toglievano il respiro.>>.
Abbiamo ricevuto dal prof. Giancarlo Iacchini la testimonianza del Padre Nello. Tale testimonianza è stata anche recentemente pubblicata sulla cronaca locale del "Messaggero", in essa si trovano riscontri su quanto affermato in precedenza. A
Saltara un episodio drammatico e sconosciuto nellagosto del 44. Il saluto
del mitico Winston e del generale Alexander ai tre inconsapevoli eroi «Caro compagno, ebbi modo di conoscerti alcuni anni fa a Fano (...). Permettimi di raccontarti quanto non potei dirti allora. Trentanni fa, il 25 agosto 1944, mentre facevo parte di una formazione partigiana nel comune di Saltara, un contadino socialista, nella cui casa colonica si era installato il Comando delle S.S., venne a sapere da un ufficiale tedesco che alle 24 di quello stesso giorno gli Alleati avrebbero sferrato loffensiva per la Linea Gotica. Non appena il contadino mi ebbe informato di ciò avvertii il mio Comando ed il CLN (...) i quali a loro volta misero in allarme la popolazione della zona. Nonostante che la popolazione fosse al corrente, il bombardamento, iniziato puntualmente alle 24 e durato ben 5 ore, causò nel mio paese (1.800 abitanti) 17 morti e numerosi feriti; senza il nostro avvertimento le perdite di vite umane sarebbero state spaventosamente alte. Allalba del 26 agosto le truppe corazzate e la fanteria alleata avanzarono rapidamente senza trovare alcuna resistenza ed in poche ore raggiunsero la periferia di Pesaro. Quello che mi preme maggiormente raccontarti è questo: verso le 12 del giorno 26, sulla strada principale appena fuori dal paese di Saltara, cadevano, ad intervalli più o meno lunghi, delle bombe; dapprima pensammo ad una controffensiva tedesca, ma ben presto individuammo il punto da cui partivano le bombe. Circondata la zona trovammo, in mezzo ad una vigna, un soldato tedesco completamente isolato, munito di mortaio e di munizioni. Lo catturammo e lo consegnammo ad un ufficiale inglese che rimase poi Governatore della zona. Mentre io e i miei due compagni, che portavamo al braccio una fascia con la stella rossa, stavamo tornando in paese, vedemmo arrivare due jeep, che si fermarono a 50 metri dal punto in cui ci trovavamo; tre ufficiali canadesi, scesi dalla prima jeep, si diressero armi alla mano verso di noi. Uno di loro, in perfetto italiano, gentilmente ci disse che il nostro compito era finito e ci disarmò. Quando la seconda jeep ci passò davanti, su di essa potemmo riconoscere il generale Alexander e Winston Churchill, che ci indirizzava cenni di saluto, con nostro grande stupore dal momento che eravamo ancora amareggiati per essere stati disarmati. Capimmo quasi subito, passato il primo momento di meraviglia, limportanza della nostra precedente impresa: avevamo catturato un unico tedesco che però avrebbe potuto essere pericolosissimo; inconsapevolmente avevamo forse salvato le vite di Churchill e Alexander. Alcuni giorni dopo il Governatore in persona mi consegnò il Certificato di Patriota firmato dal generale Alexander (...): spero di sapere, tuo tramite, se il Governatore inglese sia ancora vivo».
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e-mail: info@leopardisaltara.itAggiornato il: 28 August 2008 |